RESPIRAZIONE KAPALABHATI DI PURIFICAZIONE: Il respiro che detossica, rilassa e purifica

Non è “il respiro di fuoco”!
Questa respirazione spesso in rete la troverete collegata alla respirazione di fuoco.
In realtà il respiro di fuoco è un’altra tecnica, chiamata anche Agnisara – Dhauti  o essenza di fuoco.

http://www.yogaromanord.com/wp-content/uploads/2015/02/KAPALABHATI.jpgIndice:

1-     Premessa

2-     Cos’è Kapalabhati

3-     Come si fa Kapalabhati

4-     Benefici

5-     Controindicazioni

6-     Approfondimenti

7-     Conclusioni

La premessa doverosa è che scrivere qualcosa di nuovo su una tecnica Yoga dopo tutte le opere scritte nei secoli potrebbe essere considerata presuntuosa, ma la lettura che stai per fare è da considerare un appunto personale scritto da un principiante motivato dalla richiesta esplicita di uno dei miei maestri di condividere pubblicamente la propria esperienza. Quindi sentendomi onorato per il compito assegnato mi accingo alla descrizione della tecnica, pur essendo consapevole di aver aggiunto ben poco di quanto già scritto o detto sull’argomento.

Cos’è Kapalabhati

Kapalabhati è una delle molteplici tecniche che lo yoga ci mette a disposizione e che serve per generare energia nel corpo e per aumentare il livello di concentrazione. E’ una tecnica molto antica che si trova negli antichi testi storici dell’Hatha Yoga come Yoga Pradipica. In sanscrito kapala , significa cranio e bhati significa lumonosità, o “cranio lucente”. Non è un pranayama, ma un Kriya del Shat Karma (sei processi di pulizia in Hatha Yoga), che non solo rende lucido il pensiero, ma pulisce anche l’intera via respiratoria, equilibra e rinforza il sistema nervoso, tonifica gli organi digestivi e elimina la sonnolenza.

Risultati immagini per капалабхатиCome si fa Kapalabhati

Kapalabhati, è una respirazione eseguita inspirando l’aria in modo naturale (o meglio passivo) e forzando l’espirazione contraendo i muscoli addominali.

•  Sedete in una posizione stabile e confortevole, con schiena dritta, gli occhi chiusi e le mani sulle ginocchia.
•  Espirare con forza attraverso entrambe le narici ogni volta dando una contrazione verso l’interno dell’addome (come per spingere l’ombellico verso la colonna vertebrale)

L’obiettivo è quello di espirazione attiva, mentre l’inalazione è passiva.
•  La testa e il tronco devono essere tenuti eretti durante la pratica. I muscoli del viso dovrebbero essere rilassati.
• Occorre ascoltre sempre le proprie capacità poi fermarsi e permettere alla mente di rilassarsi. Senti la naturale cessazione del respiro. Questa è la sospensione automatica del respiro per pochi secondi o minuti. Durante questo periodo non vi sarà alcun impulso al respiro.  Questo è conosciuto come Keboli Kumbhaka. Godetevi questo stato di profondo silenzio e attendere che ritorni il respiro normale.

Kapalabhati (capalabhati, capalabati, kapalabati) puo essere eseguita o da seduti  (anche su una sedia), o in piedi oppure anche in diversi posizioni yogiche (asana) o anche sdraiati a terra.

Per prendere confidenza con la tecnica è anche utile appoggiare le mani sull’addome per aumentare la concentrazione sul movimento dello stesso.

Procediamo con un’inspirazione diaframmatica lenta e profonda dal naso gonfiando il più possibile l’addome e, mediante una violenta contrazione dei muscoli addominali, effettuiamo un’espirazione breve e forzata, sempre dal naso come se lo stomaco fosse tirato in dentro, verso la colonna vertebrale.

Quando si allentano i muscoli dello stomaco l’inspirazione avverrà automaticamente (passiva).

Si procede quindi a contrarre rapidamente i muscoli dello stomaco di nuovo ed espirare in ripetizione. I muscoli dello stomaco dovrebbero fare tutto il lavoro di spingere fuori l’aria e ritirarla dentro.

La difficoltà in questa tecnica in apparenza semplice, è eliminare forzatamente l’aria inspirata in un solo soffio rapido. I muscoli dell’addome si contraggono di colpo e ci aiutano ad emettere tutta l’aria; il tronco, le spalle e la testa restano immobili e, per quanto possibile, rilassati.

Come tutti gli esercizi occorrerà “tararsi” su quante ripetizioni il nostro fisico, soprattutto all’inizio, potrà sopportare per poi aumentare il numero di ripetizioni, man mano che si prende padronanza con la pratica. Dopo aver fatto questo tipo di respirazione inizialmente potrete sentire qualche dolore intorno ai muscoli dello stomaco o dell’addome.

Solo la pratica quotidiana ci renderà padroni di questa tecnica. Si può partire da 2 serie da 27 espulsioni rapide con un riposo di 30 secondi per arrivare fino a 1 serie da 108.  Inizialmente, non si può essere in grado di fare questa pratica per più di un minuto. Tuttavia, praticando Kapalabhati tutti i giorni in concentrazione, alla fine sarete in grado di praticare 45 minuti di seguito e questa pratica quotidiana produrrà risultati molto buoni.

Non rinunciare mai alla potenza dell’espulsione a favore della velocità di esecuzione! Se si avverte un leggero capogiro, meglio fermarsi, inspirare aria e trattenerla qualche secondo.

I benefici di Kapalabhati

Si tratta di un esercizio di respirazione che elimina una forte quantità di anidride carbonica, aiuta a ossigenare il corpo con una miriade di benefici collaterali che cercherò di elencare:

  • Purifica la regione frontale del cervello. I pensieri e le visioni vengono automaticamente fermati, permettendo alla mente di riposare e di rivitalizzarsi. Aiuta ad espellere il muco dai seni frontali del cranio dove si fermano gli allergeni e quindi alleviare i sintomi dell’allergia ai pollini. E’ una tecnica eccellente per alleviare la trombosi cerebrale.
  • Elimina tossine e scorie dai polmoni, vasi sanguigni, cellule e mucose, purifica l’intero apparato respiratorio e il passaggio nasale.
  • Rimuove spasmo nei bronchi e cura l’asma.
  • Attraverso la pratica regolare, migliora anche la funzione del cuore, rimuove il dolore di emicrania, sinusite e mal di testa continuo, aumenta la resistenza e la capacità respiratoria dei polmoni.
  • Rinforza il sistema nervoso, incrementando la resistenza allo stress.
  • Equilibra il sistema nervoso simpatico e parasimpatico.
  • Aumenta la resistenza fisica.
  • Utile anche in stati depressivi
  • Tonifica la cintura addominale. Risveglia e riattiva il diaframma, aumenta la capacità polmonare e ne mantiene l’elasticità. Rinforza i muscoli dello stomaco, dell’addome e quella vertebrale della zona lombo-sacrale. Migliora la digestione ed è un potente disintossicante dell’intestino: lo regolarizza nelle sue funzioni e rende l’addome piatto. Riduce efficacemente i grassi intorno alla zona addominale, e se si pratica per un minimo di 45 minuti.
  • Kapalabhati aiuta ad attivare Manipura Chakra.
  • In sostanza, dona energia alla mente e attiva il centro energetico del corpo. Tutto ciò perchè facilita l’eliminazione dell’anidride carbonica e assicura l’ossigenazione globale di tutto il corpo.

Controindicazioni

• Le donne durante la gravidanza non dovrebbero praticare Kapalabhati.
• La persona che soffre di epilessia  non dovrebbe praticare Kapalabati.
• In caso di pressione alta non superare le 50 respirazioni.

• Questo esercizio è sconsigliato ai cardiopatici.

Rimane importante comunque la moderazione. Inizialmente iniziare con 20-27 espirazioni.. e via via aumentare in base alle proprie capacità e stato di salute.

Approfondimenti

Se si pensa che il cervello è il più gran consumatore di ossigeno del corpo, si comprende immediatamente l’importanza di una buona, e il piu possibile efficace respirazione. Al contrario della respirazione abituale, in cui l’inspirazione è attiva e l’espirazione è passiva, in Kapalabhati l’espirazione è attiva e quasi brutale, mentre l’inspirazione è passiva. La respirazione ordinaria fa variare il volume cerebrale di circa 18 volte al minuto nei due sensi. Immaginate ciò che accade in Kapalabhati, nel quale il ritmo può raggiungere fino a 120 espulsioni al minuto! Si produce un vero e proprio massaggio del cervello, massaggio accompagnato da un’azione di pompaggio sulla circolazione arteriosa, in quanto nell’espirazione il cervello si “gonfia” di sangue. Tutto ciò senza alcun pericolo poiché la pressione si mantiene sempre nei limiti fisiologici normali: c’è soltanto una momentanea accelerazione della circolazione. Il cervello irrigato di sangue è ora ricco di ossigeno, e questa stimolazione naturale respiratoria porterà un grande beneficio fisico e mentale alla persona sedentaria, la cui respirazione è insufficiente perché superficiale. In genere Kapalabhati stimola direttamente il cervello, l’organo pensante, portandogli un afflusso fresco di sangue ossigenato. Grazie a Kapalabhati, questa azione raggiunge il suo massimo. Non a caso l’etimologia di Kapalabhati significa letteralmente “cranio lucente” o “che pulisce il cranio e il suo contenuto”. Questa stimolazione del cervello, e di conseguenza di tutto il sistema nervoso centrale, produce un’accelerazione sanguigna che pervade tutto il corpo e che si percepisce con una piacevole vibrazione. Per rendersi conto degli effetti vitali di Kapalabhati basta, per esempio, dopo una giornata molto piena e stancante, praticarlo per 3 o 4 minuti (fermandosi di tanto in tanto) per sentirsi immediatamente riposati e pronti a riprendere il lavoro. Anche nella ginnastica e nello sport succede che il respiro si acceleri in seguito allo sforzo fisico, ma tale sforzo riassorbe quasi subito il supplemento di ossigeno inalato mediante quella respirazione amplificata. In Kapalabhati si resta tranquillamente seduti in posizione di riposo e, data l’immobilità del corpo, la spesa muscolare è minima e il beneficio (una maggior ossigenazione) arriva al suo massimo e perdura nel tempo. E’ forse sorprendente che la pratica di Kapalabhati intensifichi le nostre facoltà di concentrazione e la nostra memoria e che stimoli le nostre attività intellettuali?

Conclusioni

Per concludere, voglio ricordare che non bisogna mai confondere una ricerca su internet con quello che può essere la determinazione della pratica più adatta alle nostre esigenze. Il mio consiglio, in questo caso, è di cercare un insegnante che ci possa guidare al fine di non automatizzare errori di esecuzione dell’esercizio che potrebbero renderlo inefficace, comunque è fondamentale procedere sempre gradatamente senza mai forzare il fisico interrompendo subito qualsiasi pratica se si avverte troppo sforzo, dolore o fastidio.

Come ultima cosa ringrazio a tutti voi che avete avuto la pazienza leggere tutto l’articolo, sperando che possa favorire in qualche lettore un interesse o magari una curiosità tale da avvicinare ad un mondo che può, dal mio punto di vista, giovare sia al corpo che allo spirito. Contemporaneamente ai miei compagni di viaggio faccio un augurio di buona pratica, sempre più efficace, sempre più intensa e sempre più benefica.

Namastè

Paolo

Yoga per gli occhi, esercizi per rilassarsi e vedere meglio

Attraverso delle semplice tecniche per allentare le tensioni si può agire sul sistema nervoso e mentale e riacquistare una visione del mondo più armonica

di AGNESE ANANASSO

MIGLIORARE la salute degli occhi e la visione grazie al rilassamento. È quello che promette di fare il metodo Bates, una tecnica basata sul principio che la causa di una vista imperfetta dipenda da una tensione mentale. Questo metodo ha molto in comune con le tecniche di yoga per gli occhi perché entrambi si basano sul rilassamento e agiscono a livello profondo sul sistema nervoso e mentale.

“Se si considera che il principio fondamentale dello yoga (unione tra il sé individuale e il sé cosmico) è ‘yoga chitta vritti nirodha’, ossia ‘lo yoga quieta i vortici della mente’, si può intuire quanto queste due discipline possano essere per alcuni aspetti  simili” spiega Beatrice Pavasini, fotografa e insegnante di yoga per gli occhi. “Nello yoga la mente è definita come un incessante flusso di pensieri, una sorta di entità fluida e mutevole che prende la forma di ciò che osserva, offrendo una percezione della realtà illusoria, perché soggettiva e variabile. La visione esatta della realtà si potrà ottenere solo quando saremo in grado di controllare la mente e comprendere i suoi inganni”.

Il metodo Bates. Il dottor William Horatio Bates, oftalmologo dell’inizio del 1900, nel 1921 pubblicò lo studio Vista perfetta senza occhiali in cui lanciò i fondamenti del metodo Bates per il recupero delle facoltà visive (miopia, astigmatismo etc.) tramite il corretto uso degli occhi. La sua ‘terapia’ non trovò mai riscontri scientifici ma a tutt’oggi è uno dei metodi più diffusi per rilassare gli occhi.

“Non so se il dottor Bates conoscesse lo yoga, ma ci sono molte attinenze tra queste due discipline”  spiega l’esperta. “Del resto lo yoga è una scienza che contempla l’essere umano nella sua dimensione più olistica, e il dottor Bates è stato uno scienziato attento e illuminato, che ha studiato a fondo non solo il sistema visivo ma anche il sistema endocrino e uditivo”.

Nessuna controindicazione. 
Sia lo yoga che il metodo Bates sono tecniche adatte a tutti e non hanno particolari controindicazioni. Si tratta di esercizi per imparare a usare correttamente il proprio sistema visivo, per apprendere tecniche di rilassamento efficaci, per migliorare la propria visione. L’obiettivo non è solo una vista migliorata ma, inserito in un concetto più ampio, il miglioramento della visione.

Usare gli occhi. “La vista perfetta è un concetto molto relativo, anche se siamo abituati a volerla racchiudere nel parametro dei dieci decimi” continua Pavasini. “La verità è che la nostra vista varia continuamente in funzione dell’uso che ne facciamo, delle nostre esigenze e dei nostri interessi. Conosco ciechi che vedono con le mani e si muovono tranquillamente e conosco persone che si disorientano completamente quando tolgono gli occhiali che correggono poche diottrie. Gli occhi vedono bene quando sono rilassati, e non sono disgiunti dal corpo. Tutti possiamo sperimentare che quando siamo in un buono stato psicofisico non solo la nostra vista è migliore ma migliora anche ogni percezione, ci sentiamo più in forma e la vita ci sorride. I benefici della pratica del metodo Bates e dello yoga stanno proprio nel ritrovare l’efficienza della funzionalità del corpo liberato dalle tensioni che hanno irrigidito cronicamente muscoli e organi (gli occhi in questo caso), creando blocchi che influiscono negativamente sulla postura e sull’attitudine verso la vita”.

Gli esercizi. Anche se gli esercizi del metodo Bates non sono particolarmente complicati, sarebbe opportuno seguire un breve corso per imparare a eseguirli correttamente. Da diversi anni sono attive anche in Italia associazioni che formano operatori ed insegnanti in grado di trasmettere nel migliore dei modi le tecniche che una volta apprese devono entrare a far parte della propria quotidianità. “Personalmente sono abbastanza contraria all’idea dell’esercizio sistematico che rischia di diventare un ulteriore impegno nelle nostre giornate ormai sovraccariche, trasformandosi in un elemento di ulteriore potenziale stress” conclude Pavasini.

Respirare e guardare bene. “Ma come dice saggiamente un mio maestro di yoga respiriamo 24 al giorno, tanto vale imparare a respirare bene, e io aggiungo che, guardando tantissimo tutti i giorni, dovremmo imparare ad usare bene i nostri occhi. Un corso o un seminario possono aprire tante possibilità, farci scoprire potenzialità inattese ed ampliare i nostri punti di vista”.